#Bonjour #Paris n. 32-24/08/2018 La stampa ieri ha ampiamente scritto sull’attacco al coltello avvenuto in mattinata a Trappes, banlieue sud-ovest di Parigi: un 36enne ha gridato Allah Akbar e ha ammazzato madre e ferito sorella e vicina.

Ma sul finire del pomeriggio un secondo tentativo di attentato di matrice islamista, per fortuna senza vittime, si è registrato nel cuore della città, in pieno XV arrondissement. La stampa non ha diffuso la notizia perché dato che non c’erano morti e feriti non era da considerarsi davvero un articolo di sostanza e per di più gli effettivi attualmente in servizio nelle redazioni sono ridotti causa vacanze e tutti i redattori, esclusi gli stagisti impegnati invece dalle macchinette del caffè, erano ancora presi a gestire i commenti e i feedback della notizia del mattino…

Ebbene, me ne occupo io e vi racconto tutto quello che è successo, senza censure
. I testimoni mi hanno riferito che una donna sui 42 anni, corporatura robusta, con passeggino Chicco, prima di lanciare questa buccia di banana per terra, abbia gridato Allah Akbar #allahakbar. Sarebbe poi scomparsa dentro la metro della stazione Lourmel, trascinandosi per le scale il passeggino, apparentemente con un bebè.

La polizia, allertata da un residente che desidera restare anonimo per motivi di sicurezza, e che al momento dei fatti stava tagliandosi le unghie alla finestra, ha immediatamente chiamato i pompieri, perchè non si ricordava il numero d’urgenza della polizia.

Le forze dell’ordine sono intervenute nel giro di pochissimi minuti, proibendo l’accesso al quartiere e invitando i residenti a mantenere la calma, restando per esempio in casa a seguire la televisione o approfittando per fare le pulizie.

La banana non era una chiquita. L’uomo del Monte, interrogato, ha detto sì. La polizia ha aperto un’inchiesta e diffonderà presto un identikit della donna ritratta negli attimi precedenti al tentativo di attentato, nel momento in cui addentava la banana. Da Parigi per il momento é tutto.

Sulla buccia di banana, faccio un salto spazio-temporale. Un amico mi raccontava qualche tempo fa che, suo padre, emigrato per cercare fortuna dalla Turchia centro-orientale alla Germania centro-occidentale negli anni Settanta, ebbe una banana in regalo dal suo capo. Era la prima volta che ne vedeva una e, senza sapere come si mangiava, diede un gran morso a tutto il frutto, compresa la buccia. Il suo capo, tedesco, che aveva nel frattempo assistito alla scena, era scoppiato a ridere di lui. E il gusto di quella banana, per lui, giovane turco emigrato in Germania per mantenere una famiglia numerosa rimasta ad attenderlo tra le aspre montagne degli altipiani turchi, divenne molto amaro.