13“Don’t pray, think”. Non pregare, rifletti. E’ questo lo slogan che Muzaffar, fotoreporter siriano rifugiato a Parigi da due anni, ha postato su Facebook all’indomani dell’attentato di venerdì 13. Silenzio, Parigi si raccoglie. Il rumore di un elicottero irrompe nel cielo di Parigi. Incrocio un’auto dai vetri oscurati e abbasso gli occhi. Sirene corrono sui tettucci di furgoni blindati. Senza imbarazzo, nasce uno scambio di impercettibili sorrisi con passanti, sconosciuti: è il riconoscimento della pena comune. Dai palazzi che costeggiano il boulevard si affacciano rapidi sguardi in cerca di un perché, quando un clacson suona, troppo a lungo in questi giorni di lutto. Il mondo punta i riflettori sulla ville lumière, caduta nelle tenebre della paura. È difficile raccogliere un appello alla riflessione, quando l’aggrapparsi ai canali tv di notizie 24h/24 pare una scorciatoia angosciante ma più accessibile, per orientarsi in questo stato di urgenza, di violenza, senza più confini. Ma
la riflessione si impone: [Continua…]

(La Pianura n.3, 2015)

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