#Bonjour #Paris n. 45-06/09/2018 Niente, mi è capitato di fare un’altra ciclo-gita fuori porta qualche tempo fa. Una escursione su due ruote di un pomeriggio, di una ottantina di chilometri, dalla capitale francese al capoluogo della Picardia: Beauvais. Con ritorno in treno per sfuggire a un cielo da apocalisse, mentre a Parigi faceva incredibilmente bel tempo. #QuandoSiDiceLaFortuna

Ecco in generale Beauvais è conosciuta per l’areoporto “Beauvais Tillé (BVA)“. Non so quanti voli Bologna-Parigi ho preso atterrando in uno dei suoi due ridenti terminal, e proseguendo con il pullman verso Porte Maillot. Ricordo una volta che dovevo arrivarci, in bus, e lo persi. Mi feci il viaggio in taxi con una coppia di italiani, emigrati a Parigi da 13 anni, ed un birmano muto. Forse semplicemente noi tre parlavamo troppo, per lui. #ItalianiCheParlanoTroppo

Insomma, se si va verso nord partendo dal centro di Parigi, bisogna mettere in conto già una decina di chilometri di strada urbana. Perchè fino a Enghien-Les-Bains, è giusto un susseguirsi di case. #metropoli

Poi, si inizia a respirare. Si intravedono sempre più scorci di campagna dalle dolci colline e si attraversano sempre più piccoli e deserti villaggi, più o meno suggestivi, con maisons à colombages (case con intelaiatura a traliccio) e centri cittadini consistenti in una piazza con municipio, scuola, chiesa ed una unica via che sfocia rapidamente tra i campi coltivati a cereali. Le piste ciclabili, sempre ben curate, si intrecciano a provinciali che si riversano in strade sterrate di, confesso, difficile percorribilità. Per comprendere di cosa parlo: dico solo che avevo male alle dita delle mani, alla fine della gita, per il fatto che per paura di cadere sulla ghiaia durante delle folli discese, stringevo forte quanto basta il manubrio.

Tappa a Auvers-sur-Oise. Ecco i villaggi sorgono anche nel bel mezzo del bosco del Parc naturel régional du Vexin Français, un itinerario nel verde che consiste in quasi un terzo del tragitto e che si apre dal pittoresco villaggio di Auvers-sur-Oise #Auvers, dove ritrovare gli scorci ispiratori di artisti del calibro di Cézanne, Daubigny e Van Gogh…In particolare, una sosta è d’obbligo presso l’auberge Ravoux, dove quest’ultimo trascorse i suoi ultimi due mesi di vita. Mi avvio poi verso la parte alta della cittadina, dove, ai piedi della celebre chiesa il cui dipinto è ora esposto al museo d’Orsay, riposano, nel piccolo cimitero, le spoglie di Vincent e suo fratello Théo. #VanGogh

Direzione Beauvais. Tra una pedalata e l’altra, tra bosco, campagna e ampie vallate, arrivo al traguardo #Beauvais. Il mio obiettivo è ora la cathédrale Saint-Pierre. Mi imbatto prima nella bellissima chiesa gotica di Saint-Etienne tutta circondata da un giardino prediletto da qualche coppia di giovani innamorati e poi scivolo nell’ampia piazza centrale, in cui pavimento, in pietra policroma, ricorda esplicitamente un arazzo: una scelta di architettura urbana che fa eco all’arte centenaria coltivata in città e inaugurata nel 1644, niente meno da Luigi XIV ed il suo ministro Colbert: la tappezzeria #arazzi. Scopro che c’è anche un museo nazionale dell’arazzo, non lontano dal centro.

Lascio la piazza per imboccare una viuzza ed eccomi davanti ad una vista davvero fuori dagli schemi: la cattedrale di Beauvais. Estremamente imponente, maestosa, massiccia. Leggo che venne iniziata nel 1238, e la sua costruzione conobbe diverse interruzioni per problemi di staticità, per restare infine incompiuta. Ciò che colpisce, ancor più dall’interno, è l’altezza di questa chiesa che ha volte di 48,20 metri che ne fanno la chiesa gotica più alta del mondo. Impossibile non restare con il naso all’insù per tutto il tempo della visita, per un bagno di vertigini a dir la verità non del tutto rassicurante: l’edificio, già soggetto a crolli importanti fin da pochi anni dopo la sua inagurazione, è in condizioni precarie, direttamente legate alla sua altezza, ed è quindi inevitabile vedere sia delle impalcature, atte a continui lavori di manutenzione, sia dei tiranti metallici, volti a contrastare l’azione del vento e, conferirle, in questo modo, una ulteriore, ma dubbia, stabilità.

#ImponenteMaFragile
#ArchitettiAmbiziosi
#UnBagnoDiVertigini

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