#Bonjour #Paris n. 16-08/08/2018 Oggi sono 6 anni che vivo a Parigi. Ecco i 6 insegnamenti che ne ho tratto #lasaggezza :

1. Bonjour: Dirlo sempre a chiunque tu rivolga la parola. Chiedere semplicemente “un cafè” appoggiandoti al bancone del bar e sfoggiando anche il tuo migliore sorriso, non esiste. Il barista non ti prenderà in considerazione neanche se in quel nomento nel bar non ci siete che voi due. “Bonjour” è il passepartout. “Bonjour Monsieur, un café, s’il vous plaît“: è questa, la #politessefrancaise . Ecco non voglio sfatare il mito della incredibile gentilezza dei baristi/camerieri parigini e del loro eccellente caffè per cui sei costretto a rimangiarti il bonjour appena pronunciato #bonjourbonjour

2. Bidet: Mai provare a difendere l’utilità del bidet con un francese. È un accessorio antigienico. Punto. Fine. #amen

3. La Monnalisa è francese: in generale, mai provare ad avere ragione con un francese. La capacità di retorica francese è come un boa constrictor: applicabile a qualsiasi argomento, anche senza dati a sostegno della tesi, e unita ad una capacità di resistenza a qualsiasi condizione climatica, rende semplicemente impossibile il fatto che tu possa aver ragione. Dopo ore di tentativi di spiegazioni e tutto, ti ritroverai a annuire sconfortato che sì, okay, la Monnalisa è francese e il nucleare è la migliore scelta di politica energetica. Non so se c’entri l’ipnosi o ci sia una incompatibilità del burro salato con un metabolismo non francese che arreca danni non ancora scientificamente provati alla capacità di concentrazione #nonso #metabolismodifficile

4. Votre petit accent: Succede una volta al giorno, aspettando il semaforo o in coda alla boulangerie, “Bonjour, che origine ha il suo piccolo accento?”. Se per movimentare la conversazione oserai rispondere con la simpaticissima contro-domanda: “Bonjour, secondo lei?”, la top ten sarà la seguente: una banalissima “Spagna”, una incredibile “POLONIA” e una perduta nell’infinito geografico “Sud America”. L’Italia non esiste. #petitaccent

5. Un italiano Vero: Rivelare la tua origine di “Rital” genererà sempre la stessa identica reazione, neanche dicessi “vengo dalla Repubblica dei Calmucchi”. Un urlato “Mammamiaaaaa” e/o “Tuttifruttiiiii” in qualunque contesto unito al movimento esageratissimo di ENTRAMBE le braccia con le mani a dita allungate e chiuse come per dire “ma cosa dici?!” sarà il commento che devi aspettarti. Cerca di preparare il tuo interlocutore a parlare a un tono di voce basso, se per esempio siete in metro o in un bar. Perché dato che tutti qui parlano in generale con 70 decibel di media meno che in Italia, sarebbe imbarazzante far sapere a tutti da dove vieni. In ogni caso, è bello quanto raro contenere la gioia di un francese. #ItalianoEsagerato

6. LA domanda: non c’è malizia, ma è meglio aspettarsela. Pensi di tornare in Italia? Dedica almeno 10 minuti tutte le mattine a ripeterti la risposta come un mantra, davanti allo specchio e con il sorriso. In Italia? Ma certo, in vacanza #vacanzeromane

P.S. Lo dichiaro: Paris, je t’aime. Ma la crisi del settimo anno c’è da aspettarsela anche con le città?

N.B. Parlo di francesi e non parigini, perché i parigini DOC si contano sulla punta delle dita. A Parigi, tutti coloro che vi abitano sono parisiens. Quelli delle periferie, banlieusards. Di conseguenza, anche io sono una parisienne. Avec un TOUT PETIT accent d’origine italienne… 😅

#bacibaci #grosbisou #6anni #parismaville

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