Articolo pubblicato in francese su L’œil de la Maison des journalistes (ex L’oeil de l’exilé): http://www.loeildelexile.org/fake-news/
«Per molto tempo ho pensato che il potere fosse sulla punta della mia penna. Ciò che mi ha fatto capire il caso Clearstream è che c’è un potere superiore della penna. Il vero potere è quello di soffocare ciò che è stato detto. Puoi scrivere, gridare la verità. Se ci sono strategie messe in atto con la complicità di giudici, politici e media, non ci riuscirai».
Giornalista di inchiesta, Denis Robert, ricorda le sue indagini e le loro conseguenze giudiziarie in apertura della Fiera del libro delle sentinelle alla Maison des Métallos, sabato 2 dicembre.
Sul palco, per una riflessione sulla scrittura e sull’allerta animata da Arnaud Laporte di France Culture, c’è anche lo scrittore e attivista italiano, Erri De Luca.
I due autori vanno rapidamente al punto, un argomento di grande attualità: la diffusione di informazioni (false).

Fake news, dall’«inefficacia della verità» all’ «epidemia della paura»

Lo scrittore italiano ritorna sulla questione avanzata dal collega e descrive il fenomeno della “inefficacia della verità”: la verità non produce più risultati, indebolita peraltro dalla “proliferazione di informazioni false”, sostiene Erri De luca.
“Credere nella verità – considera – diventa oggi una specie di atto di fede” perché l’informazione non è più verificata e genera quindi paure. “Ai miei tempi, avere paura era un atto di codardia. Oggi siamo in un secolo in cui questo sentimento di paura è diventato un atto di possesso. Le paure si instillano perché le loro cause non sono più verificate. Deve esserci una perturbazione del sistema nervoso – sorride, amareggiato – per temere un gommone alla deriva e allo stesso tempo, considerare degli eroi coloro che fanno semplicemente il loro dovere “.

Una stampa “sottomessa” e “complice”

Erri De Luca punta il dito sulla situazione della stampa in Italia: “Siamo nella peggiore situazione registrata in Europa” dove “la professione di giornalista è in un rapporto di totale sottomissione al consiglio di amministrazione del suo giornale”. Il giornalista non è più l’informatore della comunità, ma è diventato un semplice impiegato al servizio di un’azienda. »
Un argomento che l’autore di Clearstream condivide. “A distanza di cinque anni”, dice, “posso dire, senza dover ricorrere al fazzoletto, che ho perso. Perché oggi, grazie alle mie vittorie giudiziarie, posso dire che questa multinazionale è una banca mafiosa che organizza una finanza parallela che protegge le peggiori banche e le peggiori società criminali: non verrò perseguitato per diffamazione, perché ho potuto dimostrarlo. Qualsiasi giornalista può scriverlo e dirlo, ma questa multinazionale continuerà in modo assolutamente visibile e oltraggioso a finanziare tutti i paradisi fiscali del pianeta. »
Prima di pubblicare l’inchiesta, Denis Robert ricorda: “Ho provato, con i miei amici Laurent Astier e François Faustin, ad allertare la stampa. Ma ero così anacronistico e per nulla nelle reti di questa coalizione politico-mediatica, che non solo non si è battuta, ma mi è divenuta nemica. I giornalisti hanno soffocato il mio lavoro, per ragioni che sono probabilmente legate alla natura umana e al funzionamento di una società.
Per informazione, ricordiamo che il libro di Denis Robert fu censurato in Francia: un tribunale decise il suo divieto sotto pena. Il suo libro è stato letteralmente ritirato dalle librerie, dalle mani dei lettori. “Al di là della sofferenza dovuta alla censura – ammette il giornalista – ho provato il dolore di vedere che né i principali editorialisti della stampa né nessuno hanno gridato che non era assolutamente normale. E tutto ciò è successo in Francia.

L’atto di informare è un «atto di commercio» e di «spettacolarizzazione»

“All’interno dei media, possiamo fare della buona informazione grazie a delle persone che resistono. Ma i giornali – analizza Denis Robert – sono sempre meno acquistati e i siti devono fare “rumore” per essere letti e ricadano cosi nella società dello spettacolo. Un esempio emblematico tratto dal suo ultimo romanzo, Le relazioni umane, riguarda l’elezione del presidente degli Stati Uniti: “Nel mio ultimo libro, Les rapports humains, racconto delle “golden showers” di Trump: si tratta di uno strabismo sessuale che consiste nel pisciarsi sopra.
Interrogato a questo proposito, Trump aavrebbe semplicemente negato di avervi partecipato sostenendo che “chi mi conosce, sa bene che temo talmente i microbi che tutta questa storia è assurda .” La sua partecipazione a queste “docce dorate” sarebbe stata documentata da Scotland Yard sulla base di un video dei servizi segreti russi. Questa spettacolarizzazione e personalizzazione delle informazioni trasforma le questioni personali in opinioni pubbliche e politiche. ”

L’impegno civico nella scrittura

Le parole di Hunter Thompson risuonano nel corso del dibattito. Denis Robert le ricorda per spiegare come ha risolto la tensione tra finzione e realtà che appare nella scrittura dei suoi libri. “La finzione permette di spiegare l’inesplicabile per ragioni di diffamazione. Come diceva Hunter Thompson, “la finzione è il modo migliore per raccontare la realtà”. E così che la sua scrittura guarda ancora al giornalista che era a Libération, come lo sostiene, mentre Erri De Luca tiene a precisare che, nonostante i suoi articoli di fondo, “non sono un giornalista perché non sono non obiettivo: partecipo agli eventi e reagisco alle notizie come produttore di parole”.
L’attivista italiano non si considera un giornalista, e ancor meno uno scrittore “engagé”: perché “un libro implica una relazione a due, tra scrittore e lettore, mentre la dimensione civica e politica prende forma a partire da un gruppo di tre. Ora, aggiungo che nei miei libri, io non sono il capo: sono solo un testimone delle storie di cui ascolto e riconosco la grammatica “. Lo scrittore italiano va oltre nella spiegazione e cita infine Don Chisciotte per segnare una netta differenza tra lui e il suo collega sul palco.
“Denis Robert è, come Don Chisciotte, un cavaliere coraggioso e solitario, mentre io sono piuttosto un cavallo che si fa cavalcare da cause comuni, a cui aderisco e di cui parlo”. Una metafora letteraria apprezzata dal giornalista francese che gliela riprende alla conclusione dell’incontro: “Con un cavallo come te, andrei ovunque”.