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Poche ore prima della consegna del Premio Bayeux-Calvados dei corrispondenti di guerra, sabato 8 ottobre 2016, l’Afganistan era protagonista. Per l’edizione numero 23 di questo evento di punta, la Maison des journalistes ha voluto raddoppiare gli incontri del fine settimana, proponendo l’intervento di due giornalisti afgani rifugiati in Francia: Khosraw Mani e Bahram Rawshangar. Entrambi a Parigi da appena un anno, hanno raccontanto in francese la loro esperienza di giornalisti engagés in due momenti. Venerdì 7, erano con i giovani e i professionisti della protezione giudiziaria dei giovani (Ministero della Giustizia), nell’ambito del progetto regionale ELEM sostenuto dall’Istituto internazionale dei diritti umani e della pace di Caen. Il giorno dopo, i due professionisti afgani sono saliti sul palco della Halle aux Grains, per intervenire con un pubblico di trecento studenti di Bayeux e dintorni, quando già lunedi 3 ottobre nell’ambito del premio dei Liceali, altri seicento studenti avevano potuto incontrare quattro giornalisti della MDJ esiliati dal Ruanda, Marocco, Ciad e Burundi, che si sono recati in quattro diversi licei della regione, ovvero a Bayeux, Caen, Granville e Le Havre.

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Due giornalisti di Kabul, due storie di lotta e resistenza.

A causa delle loro attività giornalistiche, Mani e Rawshangar sono stati ripetutamente minacciati dai talebani e da altri gruppi estremisti di Kabul. Le minacce sono culminate quando una ragazza di 24 anni è stato brutalmente uccisa da una folla istigata da religiosi, in pieno centro a Kabul nel marzo 2015. I due giornalisti hanno chiesto giustizia per questo crimine e gli estremisti hanno intensificato le minacce costringendoli a lasciare l’Afganistan nell’autunno del 2015.

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Khosraw Mani

«Noi siamo la generazione della guerra, nata senza poter vivere la nostra infanzia, senza veder riconosciuti diritti universali, senza poter beneficiare delle libertà fondamentali – ha spiegato Mani davanti ai giovani di Bayeux -. Essere giornalista e scrittore è diventato così per me una forma naturale di responsabilità verso il mio Paese.». Laureato in Scienze giuridiche e politiche all’Università di Kabul, Khosraw Mani è stato giornalista a Radio Free Europe. Era incaricato di scrivere rapporti investigativi e di trasmettere il giornale radio. Dopo essere stato aggredito gravemente dai talebani, ha lasciato la radio per lavorare come freelance per la carta stampata e si è dedicato alla scrittura di numerosi saggi e articoli sociali, diritti politici e culturali per diversi media come BBC Persian, Mandegar Daily News e 8am. Scrittore che conta al suo attivo quattro romanzi già pubblicati, Mani attende la pubblicazione in francese del suo quinto libro e sta scrivendo il suo sesto romanzo.

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Bahram Rawshangar

«La situazione in Afganistan – ha analizzato Rawshangar – è molto grave, non solo per i giornalisti. Da quattro giorni i talebani sparano sul popolo di Kunduz e il governo, corrotto, non interviene. Questa guerra ha principalmente due cause: i conflitti etnici e l’ideologia fondamentalista». Giornalista e attivista per i diritti umani, Bahram Rawshangar è laureato in letteratura. Comincia il suo mestiere di giornalista specializzato sulle questioni di sicurezza nel 2012, quando firma il contratto con l’agenzia di stampa Johmore New Agency e il quotidiano Mandegar. Nel 2014, Rawshangar diventa il capo della sezione culturale del Civil Society and Human Rights Network, un’organizzazione che lavora per promuovere la libertà di espressione, i diritti umani e la democrazia. Collabora con Youth Radio. Oggi è iscritto presso l’Università di scienze politiche a Parigi e spera di continuare la sua professione di giornalista.

«La libertà è uno stato di grazia. Si è liberi solo mentre si lotta per conquistarla», dice Sepúlveda. Ce lo ricordano le testimonianze dei giornalisti della MDJ che informano al fine di democratizzare i diritti e le libertà fondamentali, consapevoli dei rischi che la loro professione comporta. Per 10 anni il memoriale dei reporter di guerra che si trova a Bayeux celebra la memoria dei professionisti che hanno perso la vita a causa della loro professione. Quest’anno ha visto peraltro l’inaugurazione di un monumento dedicato ai dispersi: per dare una cifra, 787 giornalisti sono stati uccisi o sono scomparsi in tutto il mondo dal 2005. Poiché la professione di corrispondente di guerra intende raccontare la guerra rifiutandola, per costruire un mondo di pace.