Pubblicato in francese per L’oeil de l’exilé
«Ho finalmente realizzato il mio sogno di sposare Fatima; da quest’evento hanno avuto origine tante speranze e, insieme, tante calamità. Ora, dopo essermi ritrovato in balia del fato ed essere stato travolto dalla sciagura della morte, ho deciso di raccontare la storia di Fatima».  Inizia cosi Il Bell’ebreo, l’unico romanzo tradotto in italiano, per i tipi Piemme (2012), di Ali Al-Muqri, selezionato nel 2011 per il Premio Internazionale del Romanzo Arabo. Scrittore e giornalista yemenita, Ali Al-Muqri é oggi in esilio alla Maison des journalistes di Parigi per sfuggire alla guerra e alle fatwe dei fondamentalisti islamici che gridarono allo scandalo alla vigilia della sua pubblicazione.

21472256Perché Il bell’ebreo racconta di una storia d’amore proibita. Una storia che si intreccia nel 1644 in Yemen, a Rayda, città a sessanta chilometri a nord della capitale, tra Fatima, giovane e colta musulmana, figlia del mufti del luogo, e Salem, il bell’ebreo analfabeta figlio dell’artigiano del mercato cittadino.

« Subito lei si mise a scrivere sulla tavoletta delle lettere arabe: «Sin… alif… lam… mim… Salem!». Mi piaceva sentirle pronunciare il mio nome, era come se, grazie a lei, io scoprissi per la prima volta di avere un nome e un posto nell’esistenza ».

Il bell’ebreo é la storia di due amanti costretti a riconoscere l’evidenza dei propri sentimenti (sentimenti scomodi, temuti, aborriti dall’entourage famigliare e sociale), attraverso le letture dei classici della letteratura araba:

« Io e Fatima trascorremmo due giorni senza parlarci, finché non ebbi terminato di leggere il Collare della colomba, e scoperto la ragione per cui lei me lo aveva dato. Vi erano soprattutto quattro righe e mezzo che intendeva farmi leggere. Non me lo aveva detto apertamente, e neanche aveva fatto allusioni in merito, ma io lo capii da solo. Lo considerai come il primo segreto tra noi, una cosa che non ho mai rivelato a nessuno in seguito, fino ad ora. Quel libro, e gli altri che avevo letto prima, mi avevano trasformato in un’altra persona o, più esattamente, mi avevano aiutato a prendere coscienza dei miei sentimenti ».

Il bell’ebreo é la storia di un amore che si scontra con il rifiuto, senza possibilità di appello, delle rispettive comunità, quella musulmana da una parte, quella ebrea dall’altra, accumunate dal pregiudizio: « Era come se Fatima avesse appiccato il fuoco all’intero quartiere ebraico, mentre, in realtà, non aveva fatto niente di male: mi stava solo insegnando a leggere e a scrivere ». Un amore impossibile, senza scampo, che non troverà pace nemmeno dopo la scomparsa dei suoi protagonisti, Fatima e Salem.

Il bell’ebreo é peraltro un omaggio al piacere del sapere e della lettura. « Erano passati tre anni da quando avevo iniziato a prendere lezioni da Fatima, ma ora i compiti si erano capovolti, perché ero io a farle da maestro, chiarendole quelle frasi del Talmud che lei non riusciva a capire. […] Quell’anno si aprì per me una nuova fase che si potrebbe chiamare “la fase della lettura per il puro piacere di farlo”».

Tratteggiato di riferimenti e citazioni letterarie, Il bell’ebreo, é un invito a soffermarsi sul senso profondo della vita, sulla tolleranza, sulla pacifica convivenza di tutte le creature viventi:

« Mi ricordai una storia che [Fatima, ndr] mi aveva raccontato sul famoso mistico Ibn Arabi, o, come lei lo chiamava, il sommo Sheikh. « Se non vuoi temere nessuno, non incutere timore a nessuno ; abbi fiducia in ogni creatura, e ogni creatura avrà fiducia in te !» ».

Ali Al MuqriAli Al-Muqri celebra la passione per la cultura, per l’arte e per la letturatura, veicoli di pace, di libertà e di speranza nel genere umano. «Io gli insegno il sapere nella lingua araba. Gli insegno a leggere e a scrivere. Lo so bene che è ebreo. Voi avete la vostra religione, e noi abbiamo la nostra : non c’è nessun problema! Noi tutti siamo discendenti di Adamo, e Adamo era fatto della terra che ci accomuna tutti. Ma una lingua non è solo la religione: è anche la storia, la poesia, le scienze. Vi dirò di più: sugli scaffali della nostra casa abbiamo dei libri che, se letti dai musulmani, farebbero loro apprezzare gli ebrei; e se fossero gli ebrei a leggerli, anche loro imparerebbero ad apprezzare i musulmani!».

L’autore dà spazio all’immaginazione del lettore, offrendogli strofe di poesia mediorientale, e condivide con lui, come fosse un testamento, alcuni dei passi più drammatici e significativi della storia, dimenticata, degli ebrei yemeniti.

Attraverso un riuscito artificio narrativo, Al-Muqri attua un salto temporale di oltre trent’anni, che ci conduce dritto alla corte dell’imam al-Mutawakkil Ismail. E qui che ritroviamo Salem, alla vigilia dei suoi 60 anni, che racconta come la vita gli sia «fuggita via simile a un sogno». Salem, il bell’ebreo convertito all’islam in seguito alla scomparsa della sua amata Fatima, che, dopo aver trascorso la vita al seguito dell’esercito dell’imam per registrarne le conquiste contro i nemici della religione e dello stato, ci rende nota la sua decisione di scrivere un testo sulla condizione degli ebrei yemeniti: « Cronaca degli ebrei yemeniti ».

Il romanzo d’amore si trasforma in un testo di denuncia storica, più che politica, di alcuni degli episodi più drammatici e dimenticati della storia dello Yemen. Episodi che si svolsero nella seconda metà del Seicento e che lacerarono per sempre il tessuto sociale del paese: la dura repressione ordinata dall’imam al-Mahdi, culminata con l’espulsione di massa degli ebrei, il loro esilio a Mawza nel 1679, e la distruzione di tutte le sinagoghe del paese. Gli ebrei erano infatti considerati colpevoli di aver violato le leggi sulla protezione loro accordata dallo Stato islamico, a causa di un movimento messianico che prevedeva la venuta del redentore, il rovesciamento del potere e il prossimo ritorno a Gerusalemme, la Terra promessa, che li avrebbe liberati, infine, dai loro oppressori.

Pertanto il romanzo di Ali Al-Muqri ha il merito di aver avuto il coraggio di mettere nero su bianco questioni che spingono alla riflessione, ovvero ad una nuova e più complessa lettura della realtà attuale.

In definitiva, Il bell’ebreo é un inno alla laicità e all’amore, ovvero all’urgenza di difendere e promuovere oggi più che mai tali valori : oggi, in un contesto che si é peraltro mantenuto tragicamente identico a distanza di quattro secoli.